Attoniti di fronte ad un atto vandalico, ennesimo evento che colpisce il capoluogo dauno. Un gesto di gratuita imbecillità, frutto delle devianze della ragione che ragioni non hanno E’ bastato un avviso su Facebook, un invito inserito qualche giorno fa da Cesare Rizzi e Salvatore Onorati per sollecitare la sensibilità dei foggiani di fronte ad un altro scempio, l’ennesimo atto vandalico perpetrato ai danni della città. Siamo in via Francesco Crispi, in una piazzetta senza nome delimitata da vico Silvano e via Ortovecchio, uno degli accessi al fatiscente quartiere settecentesco. Una bellissima pianta sfoggia splendidi fiori e campeggia ancora (chissà per quanto) al centro della scena offerta in quest’angolo di città atteggiandosi da nobile decaduta, orgogliosa della sua funzione ornamentale. Ma tutto intorno è ormai un cumulo di macerie. Attoniti di fronte alla scena di degrado urbano gli occasionali attori del flash mob. Sembra di stare a Beirut. Lo slargo, tra vecchie, disadorne costruzioni è stato il campo di battaglia di teppisti che nella notte di San Silvestro hanno emulato le “epiche gesta di gloriosi, eroici guerrieri” facendo brillare petardi e cipolle nel muretto di contenimento del micro giardino posto al centro dello slargo. Risultato: tutto distrutto. Il lampione che fino a qualche giorno fa illuminava piazza tavuto (cassa da morto), così denominata dai residenti della zona per via della strana forma dell’aiuola, ora fa luce sulle rovine di ciò che resta dell’arredo urbano. La “scena del crimine” è completata dai cassonetti dell’immondizia posti a pochi centimetri dalle impraticabili panchine, imbrattate di materiali vari, e dagli escrementi dei cani portati a passeggio in quell’improvvisato vespasiano reso tale dagli animali, cioè dai proprietari delle incolpevoli bestie. Quali menti deviate possano aver perpetrato un simile atto, non è dato neanche immaginare. Quali possano essere le ragioni di un gesto di gratuita stupidità umana, resta un enigma. Certamente ci troviamo di fronte ad un ‘mistero buffo’ che non ha nulla in comune con l’opera teatrale di Dario Fo ma che da essa può prendere il nome...solo per sintetizzare la stupidità umana e il degrado della ragione, che ragioni non ha. Le foto sono disponibili cliccando questo link: http://www.facebook.com/?ref=logo#!/album.php?aid=2099538&id=1513816181
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