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PROVINCIA. PER IL PD E’ CRISI POLITICA E FALLIMENTO
autore: Redazione
data di creazione: 17.03.2010 16:22
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Le emergenze acuite dall’inerzia amministrativa. Le proposte operative del Partito Democratico
La crisi politica e amministrativa in cui versa l’Amministrazione provinciale di Foggia testimonia l’evidente fallimento del progetto politico e programmatico incarnato e sintetizzato dalla candidatura e dall’elezione dell’on. Antonio Pepe.
E’ fuori di dubbio che la Provincia di Foggia non abbia assunto alcun ruolo nelle vertenze sociali di maggiore rilievo esplose in questi due anni, mostrando appieno la incapacità di interpretare, anche in forme innovative, il proprio ruolo politico e amministrativo. Con l’ulteriore aggravante del totale disprezzo per le proposte avanzate dai gruppi di minoranza e, più di una volta, condivise dai partiti di maggioranza.
Ciò che di qualificato e qualificante è stato compiuto in questo periodo è l’aver portato a compimento la programmazione attivata dalla Giunta provinciale presieduta da Carmine Stallone e sostenuta dalle forze di centrosinistra. Prova ne sia l’adozione definitiva del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, la cui stesura è stata avviata e sostanzialmente esaurita nel quinquennio 2003-2008.
La rottura dell’accordo elettorale con l’UdC ha determinato l’instabilità politica della maggioranza e il rallentamento dell’attività amministrativa, peraltro mai all’altezza delle aspettative della comunità per celerità ed efficacia. Al punto da determinare l’inagibilità politica del Consiglio provinciale, la cui convocazione su temi decisivi per il territorio è stata rinviata sine die per evitare l’evidenza della debolezza numerica e politica della coalizione di governo, come più volte è accaduto nel recente passato
Il contesto critico appena descritto è ulteriormente aggravato dalla rivalutazione, anche a destra, della decisività politica del tema dell’incompatibilità tra il ruolo di presidente della Provincia e di parlamentare assunti entrambi dall’on. Antonio Pepe, il quale, persistendo nella doppia rappresentanza, mostra di non avere alcun rispetto della comunità che lo ha eletto e dell’istituzione che è stato delegato a governare.
E’ con queste premesse che i gruppi politici di minoranza in Consiglio provinciale hanno richiesto la convocazione straordinaria e urgente della seduta monotematica del Consiglio provinciale.
 
I nodi irrisolti
A poco meno di due anni dall’elezione del presidente Pepe, l’azione amministrativa e politica della Provincia di Foggia è imbrigliata da una serie di nodi, ulteriormente intricati e ingarbugliati dalla costante fibrillazione dei gruppi politici che compongono la maggioranza, la cui origine risale addirittura alla formazione della Giunta.
 
La Giunta
Vale la pena ricordare a noi tutti che Gabriele Mazzone, persona stimabile e politico apprezzabile, è stato nominato assessore al Personale esclusivamente per evitare la frattura del gruppo PdL.
Come sono note le mai sopite rivendicazioni campanilistiche, più che territoriali, di Cerignola e del Gargano, oggi riesplose proprio a seguito della rottura del patto elettorale siglato con l’UdC.
Guardando al futuro, invece, a nessuno sfugge l’ostilità manifestata dai consiglieri e dalle gerarchie di partito nei confronti degli assessori del presidente, Leonardo Di Gioia e Billa Consiglio, il destino amministrativo dei quali sembra ormai inesorabilmente segnato.
 
Le emergenze
Sviluppo e Occupazione
L’elezione dell’Amministrazione provinciale è pressoché coincisa con l’esplosione della più grave crisi economica mondiale degli ultimi 80 anni.
Questo drammatico evento ha aggravato la crisi occupazionale di cui soffre la Capitanata, contribuendo ad assegnare al nostro territorio i record negativi nazionali per l’occupazione femminile e giovanile.
E’ la dimostrazione del fallimento della Provincia di Foggia nei settori delle politiche attive per il lavoro e della programmazione dello sviluppo territoriale.
Il Piano per la Formazione Professionale, elaborato senza alcun coinvolgimento del Consiglio provinciale, è stato strutturato secondo principi e modalità operative non più rispondenti alle necessità più volte espresse dalle categorie produttive. Pur essendo stato varato in piena crisi economica, non contiene alcuna misura di sostegno alla riqualificazione e al reddito dei precari licenziati e non stabilisce nessi operativi tra finanziamento formativo e occupazione degli allievi.
L’assessorato alle Attività produttive non ha elaborato alcuna strategia di rilancio e innovazione della programmazione negoziata, rinunciando al ruolo politico di coordinamento delle politiche di sviluppo territoriale che ha caratterizzato l’azione istituzionale della Provincia di Foggia nel decennio 1995-2005.
Peraltro, la timida azione dell’assessore al ramo è stata messa in ombra dal protagonismo eccessivo del collega delegato alla Programmazione, confinando l’azione della Provincia alla co-pianificazione di area vasta: fattore decisivo, ma non esaustivo delle politiche di sviluppo territoriali.
A solo titolo di esempio, l’Amministrazione provinciale non ha svolto alcuna attività di attrazione di investimenti nazionali e internazionali ed ha rinunciato ad esercitare le funzioni e le competenze relative al settore artigianale.
 
Agricoltura
A fronte della più grave crisi strutturale e di mercato mai registrata dal comparto agricolo, la Provincia di Foggia non ha compiuto alcun atto concreto né ha assunto impegni operativi per attenuare le difficoltà di migliaia di aziende e lavoratori.
 
Lavori Pubblici
Uno dei primi atti dell’Amministrazione Pepe è stata la revoca della delibera con cui era stato strutturato il global service per la riorganizzazione del sistema di manutenzione delle strade provinciali.
In alternativa si è abusato del ricorso alle somme urgenze, meccanismo meno trasparente e più oneroso.
Ad oggi non risulta ancora definito un modello operativo alternativo al global service.
 
Personale
La stabilizzazione dei precari, anche per responsabilità del Governo Berlusconi, non è stata ancora perfezionata.
La Giunta, inoltre, è stata costretta dalla maggioranza, oltre che dall’opposizione e dai sindacati, a rivedere il piano delle necessarie progressioni verticali, poiché lasciava spazio a dubbi sulla trasparenza dell’operato dell’Amministrazione, sulla effettiva applicazione del principio meritocratico e non valorizzava le competenze acquisite dai precari stessi.
 
Trasparenza
Da oltre 15 mesi è scaduto il termine per la presentazione delle candidature a difensore civico: figura di garanzia per il pieno esercizio del diritto di accesso agli atti dell’Amministrazione ed il rispetto delle norme sulla trasparenza dell’attività istituzionale. Evidente la difficoltà, tutta politica ed interna ai partiti ed ai gruppi consiliari di maggioranza, di individuare il candidato gradito.
I Gruppi consiliari non sono ancora dotati degli strumenti necessari a svolgere appieno il proprio compito, a partire dalla documentazione amministrativa, delibere e determine, necessaria a valutare l’operato della Giunta e ad attivare il coinvolgimento operativo dei consiglieri.